Continuiamo il nostro viaggio nel mondo della procrastinazione. Se ti sei persa la prima parte dell’articolo puoi recuperarlo qui.
A farci procrastinare non si mettono in mezzo solo le emozioni ma, tra alle cause scatenanti s’accompagnano:
le azioni,
le abitudini e
le mancanze.
Mentre leggi l’articolo, puoi tenere sottomano il workbook che ho preparato per aiutarti a capire dove il Procrastinatore si inserisce come fuori programma e rovina i tuoi piani.
Uno, due, tre… azioni!
Quattro, cinque sei… e poi cento, duecento e via di corsa senza fermarsi mai. Fare, rifare e strafare in una perpetua ricerca della perfezione. Una perfezione che non esiste se non nella tua testa; che non ha modo di concretizzarsi perché la perfezione è uno stato a tendere, irraggiungibile. E, peraltro, più la rincorri più hai la sensazione che si allontani.
Agire diventa quasi una bulimia, continui a farlo senza essere mai soddisfatta, come quando ti guardi allo specchio e, nonostante una taglia 38 scarsa, ti vedi grassa.
L’eccesso di azione può partire ancora prima: dall’eccesso di pianificazione. Infarcisci, inconsciamente, l’agenda di appuntamenti, obbiettivi, attività per lo più poco rilevanti, certamente non importanti per quello che vuoi realizzare.
Così il tuo Procrastinatore si diverte a confonderti le idee, ti mostra nuvole impalpabili che cambiano ad ogni soffio di vento e intanto ti tiene lontana dall’unica cosa che ti dovrebbe importare davvero.
Hai letto da qualche parte il principio di Pareto, ma di fronte a tutte quelle distrazioni ti stai chiedendo chi fosse mai quest’uomo che si è dato tanto disturbo per teorizzare uno dei concetti che dovrebbe più starci a cuore…
Se l’hai dimenticato, val la pena ricordare: secondo il principio di Pareto, con il 20% dello sforzo possiamo raggiungere l’80% del risultato… Mica male, non credi?
Ma lo strafare porta con sé anche un altro rischio: il burn out. Esaurite le energie fisiche e mentali piombi, nel migliore dei casi, in uno stato catatonico, nel peggiore in ospedale… fidati, te lo dico per esperienza!
Abitudini
Nonostante abbia lasciato il mio lavoro in ufficio da oltre due anni, ci sono giorni che, senza pensarci, quando esco di casa in macchina imbocco ancora quella stessa strada anche se sto andando da tutt’altra parte. Ti è mai capitato?
L’abitudine spesso ti porta ad agire senza nemmeno doverci pensare e, ammettiamolo, in certi momenti poter inserire il pilota automatico spegnendo per un po’ il radar non è così male.
Il problema delle abitudini è che rischi di fare la fine della rana che sta nella pentola, abituandosi ad un’acqua sempre più calda, finché… sai anche tu come è andata a finire.
L’altra faccia della medaglia è che questo ti impedisce di renderti conto quando il pilota automatico ti sta portando fuori strada. Una deviazione alla quale sei abituata da tempo, un giro al mare per un tuffo anche se sei diretta in montagna. Ed è così che quella scadenza importante si avvicina a passi da gigante senza che tu ti stia davvero preparando, che quella cosa fondamentale che dovevi fare rimane incompiuta.
Tra le abitudini più diffuse che ci possono tenere lontane dai nostri obbiettivi ce n’è una che spesso passa inosservata perché è più difficile da identificare: avere delle aspettative impossibili.
Hai presente quando iniziavi a studiare una settimana prima dell’esame sperando di prendere almeno 28? A meno che tu non sia stata un genio (e te lo auguro davvero) o che l’esame fosse una banalità colossale, è abbastanza impossibile che tu abbia raggiunto il risultato sperato.
Ecco, spesso accade che fissiamo l’asticella un po’ troppo in alto, così lontana da ogni umana possibilità di raggiungerla che la procrastinazione diventa l’unico modo per non doverci confrontare con il fallimento. Più o meno come quando ti iscrivi ad una gara, magari ti presenti anche ai blocchi di partenza, ma alla fine decidi di non partecipare.
Cosa ti manca?
Stai finendo di truccarti per uscire ma ti accorgi che hai finito il rossetto, oppure ti rendi conto solo troppo tardi che hai un trucco da sera perfetto, peccato che siano le 11 del mattino; ovvero, nonostante l’impegno che ci hai messo, il risultato ti sembra proprio da schifo o, infine, ti sei distratta così tante volte mentre lo facevi che il risultato questa volta lascia proprio a desiderare…
C’è sempre qualcosa che manca:
- la fiducia e l’autostima
- le risorse appropriate
- lo scopo
- la concentrazione
Fiducia e autostima meriterebbero un capitolo a parte: c’è così tanto da dire che preferisco non ammorbarti qui, ma ti rimando ad un bellissimo TED Talk che sono sicura saprà ispirarti.
Robert Baden-Powell ha detto:
Non esiste un buono o un cattivo tempo ma solo un buono o cattivo equipaggiamento
Quando si vuole raggiungere un certo obbiettivo o risultato che sia, prima di mettersi in moto, è bene fare un check degli strumenti che hai e, soprattutto, di quelli che ti mancano. Potrebbe essere più formazione o risorse economiche, oppure del tempo aggiuntivo. Qualunque cosa sia, prima di metterti in viaggio per la tua avventura procurati ciò che ti manca, perché farlo mentre sei in cammino può diventare molto più complesso.
Chiedi aiuto se serve, perché, a differenza di quello che ci è stato fatto credere per anni, chiedere aiuto non è segno di debolezza ma di grande forza.
C’è una bellissima scena di The Crown, che mi sarebbe piaciuto farti vedere, ma non sono riuscita a trovarla nel web. Nella puntata “Polvere di Luna”, il Principe Filippo concede al nuovo decano Robin Woods il permesso di stabilire un’accademia religiosa, per la crescita personale e spirituale dei preti, nella St. George’s House del castello di Windsor. Il Principe è nel pieno di una crisi di mezza età, aggravata dalla sua veste di consorte della Regina. Seppur riluttante decide di partecipare ad uno di questi incontri e, sconsolato, dichiara: “nella vita mi serve uno scopo”.
Ecco, lo scopo è la stella polare che dovrebbe guidarci, quella a cui guardare quando mancano le forze, i dubbi ci assalgono, la terra sotto i piedi sembra mancare. Avere ben in mente il Perché di quello che stiamo facendo può fare la differenza tra arrivare alla meta e perdersi per strada.
Last, but not least, se non sei tra i curiosi che si perdono in google a leggere notizie con le ultime stravaganti (o preoccupanti) statistiche, magari ancora non sai che fino al 2000 eravamo in grado di concentrarci per circa quindici secondi, adesso per non più di otto. Praticamente, un pesce rosso riesce a concentrarsi più di noi, circa nove secondi. Impressionante, vero?
In teoria, dopo un’interruzione, avremmo bisogno almeno di 23 secondi per risettare il cervello, per farlo ripartire, ma in verità abbiamo a disposizione massimo 12 secondi, prima che arrivi un altro stimolo ad interrompere la nostra concentrazione: Sms, telefonate, mail, whatsapp, like. Praticamente, prima ancora che tu sia riuscita a ritrovare la concentrazione, è già arrivata un’altra interruzione.
Ma anche se sei tra quelle persone virtuose che lascia il cellulare lontano dalla scrivania, o silenzia tutte le notifiche (sappi però che il solo averlo vicino è fonte di distrazione), c’è un altro pericolo per la tua concentrazione: il multitasking. Per il nostro cervello non è fisiologicamente possibile svolgere due funzioni cognitive contemporaneamente: non puoi scrivere una mail e ascoltare contemporaneamente una persona che ti parla. Anche se pensi di poterlo fare, stai semplicemente chiedendo al tuo cervello di rimbalzare continuamente da un’attività all’altra (l’ascolto e la scrittura) a velocità elevate. Peccato che, come hai letto sopra, ci metti un tot a riprendere la concentrazione e il risultato, ti garantisco, non è dei migliori. Se vuoi fare la prova, ti invito a fare questo piccolo test: ti sorprenderà e sono sicura che bollerai il multitasking come il tuo peggior nemico!
Conoscere tutte le vesti dietro cui si può nascondere il Procrastinatore che c’è in te è il primo passo per tenerlo a bada.
Farsi delle domande e darsi delle risposte sincere è il secondo passo verso il miglioramento.
Io te ne suggerisco qualcuna ma il lavoro sporco puoi farlo solo tu.
Domande al check in
In quali casi tendI a strafare?
Quali sono le abitudini che ti tengono inchiodata a dove sono e non ti consentono di avanzare?
Che cosa ti manca per realizzare quel progetto, per arrivare a quel risultato?
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